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Respirazione Pranayama per la salute

di Daniela Roccatello

respirazione pranayama

Dimagrire, disintossicare il corpo da tutto ciò che lo avvelena (farmaci, alimentazione scorretta, dispiaceri, cattive notizie e quant’altro), calmare il sistema nervoso (ansia, paura, attacchi di panico), rafforzare tutta la schiena sviluppando i muscoli paravertebrali. Tutto questo e altro ancora può succedere attraverso il Pranayama, rimanendo comodamente seduti su una sedia o su un cuscino (posizione del loto) oppure anche a letto, lasciando che solo ed esclusivamente il respiro diventi la nostra medicina e il nostro personal trainer.

Pranayama, l’arte terapeutica

Pranayama è un’arte terapeutica che trova le sue origini in India e consiste in esercizi di respirazione profonda, il cui obiettivo è aiutare a risolvere molte sofferenze del corpo e rimuovere blocchi mentali che spesso sono la causa di tanti malesseri.

Tutto iniziò da Ramdev

Uno dei maestri che per primo ha diffuso in India il Pranayama è Ramdev. Si narra che questo guru si fosse ritirato in un eremo per condurre una vita totalmente ascetica e quindi lontana dal resto del mondo. Successe però che ricevette un’illuminazione. Potremmo dire che uno spirito guida gli indicò la sua nuova strada: rinunciare alla solitudine per diffondere, a tutti gli indiani poveri che non hanno possibilità di pagare sia il medico che le medicine, l’arte terapeutica di autocura del Pranayama.

Venne fatto uscire dal suo eremo, gli furono tagliati gli ormai lunghissimi capelli, la barba , le unghie. Ripulito e nutrito, oggi Ramdev è presente 24 ore su 24 sulle televisioni in India, dove continuamente esegue, insegnando anche con la parola, gli esercizi affinché tutti ne possano beneficiare. Quanto ci sia di fiabesco in questa storia non è verificabile, ma la realtà è che Pranayama, grazie a Ramdev e via via attraverso i suoi allievi ha raggiunto il mondo occidentale ed è ora diventato, per i praticanti un valido sostegno per il loro benessere quotidiano.

Che cosa significa Pranayama

Il termine “Pranayama” nasce dall’unione di due parole “prana” e “ayama”. Prana significa forza vitale: è l’energia vitale che esiste in tutto l’universo sensibile sia nella natura in cui viviamo, sia dentro di noi. Di conseguenza Pranayama significa espansione o rafforzamento della forza vitale.

Come si pratica – Le 4 fasi del Pranayama

Negli esercizi di Pranayama si utilizzano 4 fasi di respirazione:

  1. Inspirazione
  2. Espirazione
  3. Ritenzione interna del respiro a polmoni vuoti (apnea)
  4. Ritenzione esterna del respiro a polmoni pieni (apnea)

Il fine ultimo del Pranayama è la sospensione del respiro (apnea) poiché è proprio nella fase di “non respiro” che si riesce a quietare il battito del nostro cuore, in modo naturale, senza tensione, affinché sia i nostri organi che la nostra mente restino giovani più a lungo, trovando in questa fase: calma, serenità e un senso di benessere generale.

L’importanza di respirare bene

Il respiro è il processo più vitale del nostro corpo, il primo e l’ultimo momento della nostra vita si manifestano con una inspirazione ed una espirazione. Il respiro influenza, apportando ossigeno, l’attività di ogni cellula ed è intimamente collegato con le prestazioni del cervello.

La respirazione profonda aumenta in modo stabile la quantità di ossigeno che incameriamo, producendo energia durante ogni contrazione muscolare, secrezione ghiandolare e processo mentale.

La maggior parte delle persone respira in modo scorretto, utilizzando solo una piccola parte della propria capacità polmonare (gli apici), in questa situazione il nostro corpo che tende sempre ad auto guarirsi, compensa questo ridotto uso dei polmoni utilizzando i muscoli di supporto del collo che si contraggono per “fame d’aria”, al fine di farne entrare un po’ di più.

Questo “tirare il collo” alla lunga produce effetti collaterali che possono provocare dolore o irrigidimento delle vertebre cervicali.
Se non respiriamo profondamente i recettori nervosi di stiramento, situati in profondità nei polmoni rimangono inattivi. Solo quando inspiriamo ed espiriamo profondamente, questi recettori sono chiamati in azione.

Tale attività è un feedback che parte dai polmoni e giunge fino al centro inspiratorio, nel midollo allungato, e che non governa solamente la nostra inspirazione ed espirazione, ma anche la nostra abilità di ritenzione a polmoni pieni e vuoti (apnea).

Ottenere il controllo di questo centro è un’arte consapevole. Questo è uno dei propositi più alti del Pranayama.

Coloro che praticano Pranayama sviluppano la conoscenza profonda del processo respiratorio e riescono così a rieducare la muscolatura polmonare, aumentandone la capacità vitale. La respirazione ritmica, profonda e lenta induce uno stato mentale di calma e serenità.

Viceversa la respirazione sempre terapeutica profonda, ma veloce, ridona al corpo calore e vigore.

La respirazione e le narici

Se non diversamente specificato, durante gli esercizi bisogna respirare sempre dal naso e non dalla bocca che deve rimanere chiusa ma non serrata. Inspirando, le narici devono dilatarsi o espandersi all’esterno, espirando devono rilassarsi e tornare nella posizione di riposo. Questa semplice ginnastica del naso è una condizione indispensabile affinché il respiro arrivi ad espandersi in tutta l’area polmonare.

Minimo sforzo nel piacere

In tutti gli esercizi è importante non forzare e non cercare mai di aumentare la propria capacità polmonare troppo rapidamente. Così come un elefante o una tigre vengono domati gradatamente, in modo simile la respirazione deve essere portata sotto controllo ed espansa al massimo della sua capacità, in modo graduale, altrimenti il Pranayama nuocerà all’aspirante.

I polmoni sono organi molto delicati ed ogni uso scorretto può causare danni. Non solo il fisico ma anche l’aspetto mentale ed emozionale necessitano di tempo per adeguarsi al cambiamento.

Non forzare mai in alcun modo. Per questo motivo è necessario che, all’inizio di questo percorso di conoscenza, le persone siano seguite passo passo dagli insegnanti. Si sconsiglia sempre di acquisire la pratica da soli, magari guardando dei DVD esplicativi o leggendo la descrizione degli esercizi.
Nessun principiante riesce a comprendere se e dove sta sbagliando e di conseguenza correggersi.

Quanto tempo per imparare

Ogni persona impara in tempi diversi, perché ogni persona è diversa. La consolidata esperienza come insegnanti permette oggi di affermare che l’attenzione durante la lezione e i “compiti a casa” (dieci minuti al giorno di allenamento) che si danno da eseguire tra un incontro e l’altro, accomunano tutti nell’ottenere un buon risultato in un breve periodo (circa tre mesi).

Questo è il tempo per comprendere la base di arte terapeutica di auto aiuto del Pranayama. Il percorso di conoscenza può andare molto più lontano del corso “base”, ma queste sono scelte assolutamente personali che gli insegnanti e gli allievi decidono insieme tappa dopo tappa.

I benefici del Pranayama

  • 1° esercizio: la stanchezza viene sostituita da un rinnovato vigore, i polmoni e i muscoli del torace si rafforzano, così come la muscolatura delle vertebre cervicali e dorsali.
  • 2° esercizio: ringiovanimento cellulare, disintossicazione dell’apparato digerente, obesità, sviluppo della muscolatura lombare e sacrale.
  • 3° esercizio:riscaldamento veloce del corpo.
  • 4° esercizio: calma il sistema nervoso, smorza l’ira, rafforza l’attività cardiaca e tutta la muscolatura paravertebrale.
  • 5° esercizio: riduce l’ansia, paura e attacchi di panico, è il rimedio naturale per ridurre i risvegli notturni.
  • 6° esercizio: antinfiammatorio dell’intestino e dell’apparato urogenitale.
  • 7° esercizio: aiuta a curare sinusiti, cefalee; favorisce la concentrazione e predispone alla meditazione, migliora la memoria recente, contribuisce a renderci calmi, ma determinati prima di un esame , quando dobbiamo parlare in pubblico, prima di un evento emotivo molto forte.
  • 8° esercizio: allevia gli stati infiammatori della gola, favorisce un sonno sereno, facilita lo stato di calma interiore.

Dalla saggezza antica

Dio soffiò nell’uomo il respiro della vita ed egli divenne un essere vivente. Adesso è nostro compito, come individui in evoluzione, proteggere e nutrire quel respiro quale nostro tesoro spirituale. Dobbiamo renderlo profondo, prolungarlo, espanderlo e diventare consapevoli della potenzialità di unirci alla nostra natura più alta. Questo è il vero Pranayama, l’antica scienza spirituale del controllo vitale. (Yoghamaharishi Svami Dr. Gitananda Giri )

Articolo pubblicato da “L’Altra Medicina Magazine” nel numero di Agosto 2012

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