ripra milano riflessologia plantare Come riuscire a staccare da un lavoro a contatto con malattie gravi

Come riuscire a staccare da un lavoro a contatto con malattie gravi

Lavorare quotidianamente a contatto con persone affette da patologie molto gravi richiede di costruire, nel tempo, una capacità di protezione emotiva. Non significa diventare freddi o distaccati, ma imparare a essere presenti senza portare con sé, una volta usciti dal lavoro, tutto il dolore incontrato durante la giornata.

  • Costruire uno “schermo” emotivo richiede tempo. Può essere necessario anche un anno o più per imparare a mantenere la giusta distanza tra partecipazione umana e coinvolgimento personale.
  • Creare rituali di entrata e di uscita dal ruolo professionale. Anche piccoli accorgimenti possono aiutare: indossare un’uniforme all’inizio del turno, cambiarla alla fine, fare una doccia appena terminato il lavoro. Sono gesti simbolici che aiutano a segnare il confine tra il lavoro e la propria vita privata.
  • Concentrarsi sul bene che si è riusciti a fare, non sulla gravità della patologia. Non sempre è possibile guarire, ma è quasi sempre possibile alleviare una sofferenza, offrire conforto, ascolto, dignità o semplicemente presenza.
  • Ricordarsi che una parte del dolore appartiene all’altro. Comprenderlo e condividerlo non significa necessariamente doverlo assumere come proprio.
  • Fare il meglio possibile senza legare il proprio equilibrio emotivo al risultato. In questi ambiti non sempre l’impegno produce guarigione o miglioramento. Occorre imparare a trovare senso nel proprio operato anche senza gratificazioni immediate e senza aspettarsi necessariamente un esito positivo.
  • Non affrontare tutto da soli. Gruppi di confronto e mutuo aiuto tra colleghi possono essere fondamentali per condividere esperienze, difficoltà e modalità di gestione del carico emotivo.
  • Prevedere un supporto psicologico continuativo. Il confronto periodico con psicologi o psichiatri può rappresentare uno strumento di prevenzione e di elaborazione, non soltanto un intervento nei momenti di crisi.
  • Imparare a formulare le domande giuste. Evitare domande generiche come “Come va?”, spesso difficili da affrontare per chi è gravemente malato. Meglio domande concrete e circoscritte, come “Come è andata la notte?”, “Hai riposato?” o “Come ti senti questa mattina?”.
  • Saper stare nel silenzio. Non bisogna necessariamente riempire ogni momento con parole o rassicurazioni. Talvolta la forma di vicinanza più importante consiste semplicemente nell’ascoltare e nel rimanere presenti.
  • Evitare lo sguardo commiserevole. La compassione non deve trasformarsi in pietà. Uno sguardo che comunica “poveretto” rischia di ridurre la persona alla sua malattia. Chi è malato continua invece ad avere identità, dignità, desideri, ironia, paure e relazioni che vanno ben oltre la patologia.

In definitiva, staccare non significa diventare insensibili. Significa imparare a essere vicini alla sofferenza dell’altro senza esserne sopraffatti: partecipare senza identificarsi, aiutare senza sentirsi onnipotenti, accettare i propri limiti e riconoscere il valore di ciò che si è riusciti a fare, anche quando non è possibile cambiare l’esito della malattia.

Questo approccio è ciò che cerchiamo di trasmettere ai nostri allievi durante i Corsi Professionali di Riflessologia Plantare Metodo Ripra. Se vuoi parlarne con noi e condividere il tuo pensiero, siamo a tua disposizione. Non esitare a chiamarci.

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